venerdì 13 luglio 2018

New Review | WREKMEISTER HARMONIES – The Alone Rush




Wrekmeister Harmonies – The Alone Rush

Pura densità post apocalittica. Voce profonda, viole e tocchi di pianoforte, tamburi in lontananza lenti e grevi, clarinetti angoscianti. Così è A 300 Year Old Slit Throat, opener dell’ultimo lavoro di JR Robinson e Esther Shaw, ovvero Wrekmeister Harmonies. Simile al crooner inverso è all’angolo di una città devastata a cantare la fine del mondo. Eppure, in mezzo a tanto buio e profondità, emerge una sensazione di benessere e sottile rilassatezza. Come in certi pezzi degli Swans (è presente come ospite il loro batterista, Thor Harris) o in alcuni dischi del primo Mark Lanegan, tanta melodia oscura produce tanto siero consolatore.

A differenza delle prime uscite come You’ve Always Meant So Much to Me e Then It All Came Down, qui non c’è esclusivamente drone music for depressed people (attenzione a Descent Into Blindness: fa proprio quello che ci si aspetta) ma una concezione della composizione ariosa, dentro una struttura da concept album. Ovviamente non è un disco facile dato che, come indica JR, il periodo in cui è stato composto è immediatamente successivo alla perdita di una persona cara e affronta questo isolamento “like an affair, just the two of us, thinking the similar thoughts and working them out with hours and hours of conversation, totally alone”.

Sensibile e pronto a metabolizzare le sue angosce, Robinson usa la creatività come consolazione e cura vera e propria per l’anima (Covered in Blood From Invisible Wounds è dolce e  tribale come alcune cose dei Dead Can Dance) riuscendo ad avere un fare cooptativo con la natura che gli si è posta davanti. Non tutto però riesce a passare attraverso il collo di bottiglia della rimozione del dolore: Forgive Yourself and Let Go è l’esplosione selvaggia di un atto di violenza senza filtri, un’espulsione esteriore di un travaglio interiore. Dopo, i violini di The Alone Rush sono la cosa più commovente che si possa ascoltare. Un album bello e profondo: quando la musica è liberazione.

Eugenio Di Giacomantonio

Nessun commento:

Posta un commento