mercoledì 21 dicembre 2016

New Review | THE FREEKS "Shattered"


Voto 8
01. Tiny Pieces
02. Where Did You Go
03. Strange Mind
04. I'm a Mess
05. Uncle Jack's Truck
06. Sylvia
07. There's No Turning Back Now
08. La Tumba
09. Space Bar
10. Fast Forward
11. Ivana
12. Blue Shoes
13. Blow Time Away

Heavy Psych Sounds Records
2016
Website

THE FREEKS - "Shattered"

Orfano di sua immensità Eddie "wah-wah" Glass, Ruben Romano ha tirato i remi in barca e ha chiamato attorno a sé un bel gruppo di amici, mettendo in piedi il progetto The Freeks. Nel primo album la all-stars band comprendeva calibri pesanti come Lorenzo Woodrose (Baby Woodrose), Scott Reeder (Kyuss), John McBain (Monster Magnet), Isaiah Mitchell (Earthless) e il producer Jack Endino, prime mover sul finire degli Ottanta della scena grunge. Come a dimostrare che la reputazione di Mr. Romano poteva permettere di scomodare personaggi importanti, sia per le qualità intrinseche del musicista, sia per la personalità disponibile e umile dimostrata, in antitesi al carattere dominante dell'ex compagno Eddie. Nel nuovo disco "Shattered", la band si è organizzata intorno ad una line-up più stabile, composta da Ruben alla chitarra e voce, Jonathan Hall alla chitarra, Tom Davies (altro rifugiato dei Nebula) al basso, Esteban Chavez alle tastiere e Bob Lee alla batteria. Meno nomi eccellenti ma più compattezza tra prove, studio e concerti.

Il risultato è una band matura che si diverte a scavalcare i generi con scioltezza e divertimento. Ovviamente lo stile dei Nebula emerge massiccio in più di un pezzo, come nell'opener "Tiny Pieces", dove sembra di tornare all'ultimo "Apollo", nella perla "Strange Mind" e in "The Space Bar" (titolo stupendo!) dove lo stile chitarristico di Ruben rasenta il tocco di classe di Eddie, andando a parare tra le derive della cocktail music.

Altre volte il tiro si fa più punk e motorheadiano come nel caso di "Uncle Jack's Truck", brano nel quale il rombo delle dune buggy inietta veleno supersonico nelle vene dei nostri. Interessante la ricorrenza di nomi femminili nei titoli: "Sylvia" è una cavalcata hard space non troppo dolce, "Ivana" è un boogie rock da riff e solos irresistibili, come a pennellare diversi caratteri alle donne cui si riferiscono. Il resto viaggia su altissimi binari tra dilatazioni da assunzioni di LSD come "Fast Forward" e "Blow Time Away" e i piccoli sipari ambientali di "There's No Turning Back Now". Ancora, genuinità e umiltà sono le caratteristiche migliori per far emergere il talento dei musicisti. Avanti così Ruben, per altri cento album!



Eugenio Di Giacomantonio

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