venerdì 1 novembre 2013

GOD SAVE BARE WIRES

Ogni volta che lo danno per morto, il rock and roll resuscita e mena le mani. E le dà di santa ragione a chi si è perduto tra dream pop, stoner, gothic, post, noise, garage e Dio solo sa quale altra stronzata propinata in 60 anni dalla sua nascita. Il Rock, il duro, legato al suo doppio "sleazy", il Roll, viene dalla combustione dello spirito con la carne; dall'ode al Signore e dall'evocazione del Diavolo; dalla voce dei neri e dal culo dei bianchi. Come ogni cosa che porta in seno la propria duale natura è simbolo di perfezione.

A ricordarcelo sono stati i Bare Wires, gruppo americano, di Oakland, che nell'arco di pochi anni hanno fatto bruciare il sacro fuoco del rock 'n roll in tre album ufficiali, uno postumo e una manciata di singoli. Un power trio. Perfetto. Basso, chitarra, batteria. Perfetto. Baffoni a manubrio e bici parcheggiate in salotto. Perfetto. Live Fast DIe Young. Perfetto. Ma fino ad un certo punto. Perche' Matthew Melton ha fatto morire i Bare Wires proprio sul finire dell'anno scorso e lui si guarda bene dal fare la stessa fine. Anzi. Sta mettendo sù un altro progetto. Perche' oltre non si poteva proprio andare. Come nel video di "I Love You Tonite": si suona sul dordo del precipizio, ma con quel sorriso in faccia di chi sta facendo la cosa giusta, al momento giusto, nel posto giusto.

Tre album, tre capolavori. "Artificial Clouds", 2009, masterizzato dalla buon'anima Jay Reatard, con formazione allargata al gentil sesso. I pezzi difficilmente arrivano ai due minuti, figuriamoci se interessa che le pop song sono perfette al terzo minuto e mezzo. Cazzate. All'esordio c'e' anche una certa eccitazione sci-fi, chissa' perche' poi del tutto abbandonata. "Are You Taking Her Home" manda affanculo i Weezer per sempre e meno male. Ma e' solo l'inizio.

Qualcosa e' ancora perfettibile e "Seeking Love", di un anno piu giovane, e' li a dimostrarlo. Pura combinazione di melodia e ricerca dell'amore, per l'appunto. Il tema, facile intuirlo, sono le ragazze. O, meglio, il dono che madre natura le ha fatto per renderle tali. "Young Love" frenetica gioia di consumare l'amplesso. "Dancing on a Dime" vero urlo primitivo. "Romantic Girl" non proprio qualcosa legato alla dichiarazione poetica. Dieci pezzi e l'argomento e' risolto con buona pace di chi sta passando una vita a cercare metodi e indicazioni precise.

"Chea Perfume" e' lo stato di grazia. E' la serie di Happy Days che non finisce mai guardata dal set di Star Trek. E' il primo bacio dato alla ragazza piu' bella del mondo. E' la prima volta che da ragazzino mangi le Big Babol mentre vedi Goldrake. E' giri di coltello, sigarette, alchool e pazzie represse. Ramones con la line up delle New York Dolls. Il piacere del sesso. Un Miracolo insomma. Tutti i pezzi sono uguali nel dire sempre una cosa diversa. La title track e' teenage punk piu' rozzo e semplice da fare e da ascoltare; "Don't Ever Change" sa di pruriginose abitudini tra brufoli e decadenza; "Back on the Road" una deliziosa corsa verso l'immortalita'. Ogni volta che parte il solo di chitarra sembra che il tempo non esista piu'. Woodstock e CBGB sessions registrati da Greg Shaw. Uno zenith sotto tutti i punti di vista.

Anche l'ultimissimo "Idle Dreams" segue gli splendori del precedente 10 pollici. Si riaffacciano qualche infezione death surf su "One More Hour of Love" e "Idle Dreams"; c'e' l'urgenza di dire qualcosa molto in fretta in "Chasing Time" e "Psychic Wind" e, come recita profeticamente il titolo dell'ultimo pezzo "School Days Are Over", c'e' la consapevolezza che la gioventu' e' persa definitivamente.

Invidio sinceramente chi non li ha ancora ascoltati perche' vorrei rivivere l'emozione di sentirli per la prima volta. E invidio anche chi li ha visti dal vivo con camicie sbottonate fino all'ombellico e pantaloni di velluto a zampa d'elefante, cosa che in quell'attimo e con quella formazione non ricapitera' piu'. Purtroppo la perfezione e' sempre qualcosa di assolutamente effimero e di breve durata. Devo farmene una ragione.

Articolo apparso su MIMETICS n.6

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