venerdì 1 novembre 2013

GOD SAVE LORENZO WOODROSE

Lorenzo è un omone simpatico. L’ho visto davanti al Sidro Club di Savignano sul Rubicone, in mezzo al nulla della campagna romagnola, dopo un live da brividi con la sua band: i Baby Woodrose. Aveva l’aria contenta, del rocker di razza, che a quasi 50 anni va nei club di tutto il mondo e suona per 100 persone. Portando avanti quell’idea che se la vita ti fa nascere perdente devi vivere per vincere. E la sua storia è da manuale: una continua evoluzione verso la bellezza.

Si legge da qualche parte che sul finire degli anni 90 Lorenzo è in piena crisi. Donne che lo abbandonano. Lavoro che manca. Frustrazioni permanenti. In piena vertigine emotiva, ingerisce i semi della Argyreia Nervosa Bojer, liana perenne della famiglia Convolvulaceae nativa del subcontinente indiano, detta anche, appunto, Hawaiian Baby Woodrose. Dopo quasi un ora Lorenzo percepisce “il suono di 1000 canzoni simultaneamente”. Lui suona negli On Trial, band psichedelica danese con un cantante simile a Michael Stipe, attiva dal 1988. Ma il ruolo di gregario non gli si addice. Lui vuole concentrare la passione per il sixties sounds di Seeds, 13th Floor Elevators, Love, Stooges, Captain Beefheart con qualcosa dall’alto fascino psichedelico. Non sa ancora dove cercarlo. E forse il principio attivo dell’ergina dei semi di quel fiore gli indicano dove andare a trovarlo. Una miscela di flower power, hippie scanzonati, amore universale e delirio freak beat: nella sua testa le visioni in technicolor mutuano lentamente in riff micidiali, space effects e drop out sounds.

Sin dall’iniziale “Blows Your Minds” si intuiscono le intenzioni del nostro: concentrare in 2/3 minuti la potenza del garage americano con un groove genuinamente hard. Ma qualcosa è ancora acerbo. Lorenzo fa tutto da solo. Suona, produce e mixa. Il fiore non è ancora sbocciato. Allora decide che il progetto deve nutrirsi di altre creatività. Assoda due compagni di viaggio: lo spacciatore Fuzz Daddy dietro le pelli e The Mudy Guru al cuore pulsante del basso. Il risultato si chiama “Money For Soul”. Un granito. Qualche appassionato stoner li infilerà dentro la corrente filo Monster Magnet, ma questa è un’inesattezza. Ci sono i singoli. C’è l’urgenza e il testosterone della giovinezza. C’è il trio. La perfezione. Raggiunta l’alchimia, la formula continua a mutare pur rimanendo sempre se stessa. E via di seguito con i bellissimi “Loves Come Down” (un’esagerazione di flower beat con diamanti come “Lighta Are Changing”, “Born To Lose” e “Christine”) “Chasing Rainbows” (un respiro unico allargato verso episodi raga) il disco omonimo del 2009 (una hit dietro l’altra, forse il disco più bello) e l’ultimo “Third Eye Surgery”, visionario e caleidoscopico. Inoltre, come interruzioni della discografia ufficiale, pubblicano un album di sole cover “Dropout!” che omaggia The Savages, Painted Faces, The Lollipop Shoppe, The West Coast Pop Art Experimental, Captain Beefheart & His Magic Band, The 13th Floor Elevators, Love, The Stooges, The Sonics e The Saints in una botta sola e “Mindblowing Seeds and Disconnected Flowers” che rispolvera i primissimi demo.

Ma la vena artistica di Lorenzo non è ancora sazia. C’è un lato oscuro da esplorare. E le intuizioni space non hanno ancora trovato una dilatazione tale da diventare compiute. E c’è dentro qualcosa che muove verso la sperimentazione tout court che vuole mischiare l’elettrico, l’acustico e la manipolazione in studio come si combinavano nei dischi della metà dei sessanta, da Sgt. Peppers in poi, per intenderci. Per rispondere a queste esigenze inizia tre rispettivi progetti.

I Pandemonica sono il lato “satanico” di Lorenzo. Con un’iconografia prossima ai dischi dei Venom, pubblica tre dischi, a tiratura limitata, di acid rock con pesanti influenze occult dark. Non è solo un passatempo. E’ un controcanto alla pulita delizia che si ascolta nei Baby Woodrose. Qui c’è del marcio. Del brutto. Registrato male e lo-fi. Qualcosa di necessario, comunque.

Dragontears è il nome dell’animale space voodoo. Ipnotico, profondo, fantastico. C’è un vero e proprio collettivo dietro. Una serie di musicisti che prestano la loro arte a seconda delle indicazioni di Lorenzo. I tre album pubblicati, per indicazione dell’autore, affermano che il progetto è compiuto. Dalla nostra, speriamo di ascoltare ancora qualcos’altro di così intimamente coinvolgente sparato tra feedback, phaser, wah wah, groove immobili e drug addiction. Se vogliamo ritrovare la sostanza degli Hawkwind in una band moderna non si può fare a meno dei Dragontears. Imprescindibili.

Gli ultimissimi a pubblicare un disco sono gli Spids Nøgenhat, altro progetto sperimentale che con “Kommer Med Fred” (siamo venuti in pace, nella lingua madre dei nostri, il danese) ripubblicano un lavoro dopo ben 12 anni dal primo “En Maerkelig Kop Te”. Qui Lorenzo si abbandona di più alle influenze degli altri membri e si respira un’aria tra amici, che si incontrano per jammare, bere e fumare. Rivedere gli altri membri degli On Trial, gente che ha mosso i primi passi insieme a te, è per Lorenzo un ritorno in famiglia, un riconoscimento implicito del ciclo naturale del “tutto ritorna al principio”, al punto esatto da dove era partito. E a ribadire il concetto ci pensa “Vand Brod Og Te” versione in lingua madre di un pezzo dei Baby Woodrose interpretato come la Incredibile String Band. Contaminazione è arricchimento: perfetto.

Non sappiamo quali saranno i progetti di Mr. Woodrose nell’immediato futuro. Sappiamo solo che qualsiasi cosa uscirà dalla sua mano sarà sinonimo di genuinità e bellezza. Veri doni che si possono fare a questa disastrata umanità. Che Dio ti salvi veramente, caro Lorenzo.

Articolo pubblicato su MIMETICS n.8

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