venerdì 1 novembre 2013

GOD SAVE DAN SARTAIN

Che abbia qualche conto in sospeso con la vita, il nostro giovane Dan, lo si capisce dalle prime due copertine dei suoi album ufficiali: impiccato ad una corda in "Dan Sartain Vs the Serpientes" e pronto a farsi saltare la testa nell'altro "Join Dain Sartain", usciti entrambi per la Swami Records tra il 2005 e il 2006. Tratto distintivo: un' urgenza espressiva prossima alla nevrosi che genera frustate a forma di canzoni e ritmi cafoni a cui non si può' resistere. A guardare la sua faccia pasoliniana non diresti mai che questo ragazzo di Birmingham, Alabama, potrebbe piantarti un coltello tra capo e collo ma, credetemi, e' quello che potrebbe fare ad uno dei suoi live se sfortunatamente gli capitaste a tiro. Benvenuti nel depravato mondo di mr. Sartain dove le ossessioni si mescolano al più' sudicio rock and roll e dove, felicemente. potreste travate il vostro paradiso.

Un passo indietro.
Dan e' un commesso di un negozio di giocattoli e fumetti. Vede i mostri. Non sono poi così' brutti come la gente li descrive. Sono quasi teneri. Umani. Nell'adolescenza ognuno privilegia alcune amicizie piuttosto che altre e Dan sembra a suo agio circondato dai mostri. Questo crea in lui una forte passione per la cultura underground a cui mischia, presumibilmente, una quantità' di ascolti che vanno dai Cramps ai Fuzztones, dai Birds ai Sonics, passando attraverso le combriccole mariachi che sfiorano la sua zona e una leggera influenza roots rock a la Johnny Cash mescolata alle sincopi tex mex. I primi due dischi, in vinile, se li produce da solo tra il 2001 e il 2002. Sono sporchi, urgenti, slabbrati. Qualche appassionato del lo-fi ultima generazione potrebbe trovarli anche carini, ma quando Dan li registra vuole assomigliare a tutto fuorché' ad una cosa graziosa. E' un bisogno dello stomaco prima. E del culo poi. Un pezzo come  "Cobras pt. 2" e' veramente una cosa da spostato vero (altra ossessione: i cobra e i serpenti; tornano sempre in qualche pezzo di ogni suo album), ma qualcosa brilla anche di melodia propria. "Good Night" svela l'anima dolce di Dan. Anche i monomaniaci possono innamorarsi, insomma. Inizia a girare l'America con i concerti. "Sartain Family Legacy 1981-1998" e' il dischetto che si trova nel suo merchandising al termine dei suoi live e racchiude i due album autoprodotti più' altro materiale.

Gira e suona, suona e gira, Jonn Reis, altro spostato vero, lo scrittura per due album per la sua Swami Records. Due capolavori, senza mezzi termini. Il cocktail e' sempre quello: furioso "garage rurale" alternato a canzoni con la sola chitarra acustica che incantano le donne al chiaro di luna. "Walk Among the Cobras, pt.1" ribadisce le sue nevrosi, "Try to Say" conferma che quattro accordi quattro cambieranno il mondo e "Drama Queen" e' una corsa di rodeo su un cavallo selvaggio. Inutile citare altri pezzi. I due dischi in poco più' di mezz'ora ognuno regalano vertigini e bellezze da capogiro. Fatevi un regalo: accattateveli. Sentirete gli angeli urlare e i demoni gracchiare. Meglio in vinile così' potreste vedere come Dan si diletta nelle illustrazioni. L'ultima sua uscita discografica e' del 2010 e dopo quattro anni di silenzio afferma "Dan Lives".

Cosa sia successo in questo lasso di tempo non e' dato saperlo. Fatto sta che il nostro si e' un po' ammorbidito, perdendo un po' della sua carica radicale a favore di un rilassamento dei toni e di, speriamo per lui, una ritrovata pace con se stesso. Forse si e' sposato a giudicare dalla copertina che lo ritrae abbracciato ad una donna. Anche l'etichetta cambia. Stavolta e' la più' "morigerata" One Little Indian a dare alle stampe l'album. E' sempre un bellissimo disco, ma la gioventù' e' passata e Dan si presenta come un uomo nuovo, più' attento a non bruciarsi troppo e troppo in fretta. Il futuro si presenta felice. Forse passera' per l'Italia prima o poi. Immaginiamo con una Rolls anni 60 con due corna sul davanti e una famigliola felice nel posteriore. Ma noi che lo conosciamo bene, noi che non lo abbiamo conosciuto mai, pensiamo che da un momento all'altro potrebbe saltarci alla gola oppure offrirci da bere. Staremo a vedere.

Articolo apparso su MIMETICS n.3

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