giovedì 28 febbraio 2013

New Review | Funeral Marmoori "Volume1"


Voto
01. Funeral Marmoori
02. Garden of Doom
03. Drunk Messiah
04. Lorenzo Lamas
05. Black Rooster
06. Come With Us

Blood Rock Records
2012
Website

FUNERAL MARMOORI - "Volume 1"

Nell'universo di gruppi doom e post doom italiani i Funeral Marmoori dovrebbero occupare un posto di rilievo. Non solo perché hanno saputo aggiornare la lezione di Cathedral, Pentagram e Saint Vitus (il chitarrista/cantante Giulio deve amare molto un'icona come Wino) in un sound moderno, ma soprattutto perché hanno saputo guardare alla tradizione eccezionale del prog italiano Anni 70, cogliendone i migliori frutti. Fanno venire in mente i Metamorfosi di "Inferno" per la tensione emotiva che riescono a scolpire riff dopo riff; le Orme per l'uso acido e in primo piano delle tastiere; i The Trip di "Caronte" per la colata di pece nera che avvolge l'ascoltatore. Tutto ciò nella sostanza. Nella forma "Volume 1" è un susseguirsi di riti mortali eseguiti al chiarore pallido della luna, che iniziano con un vero e proprio funerale di anime morte e finiscono con l'invito a seguirle nell'oltretomba.
Il punto focale del lavoro esplode in "Drunk Messiah", quasi sette minuti posti al centro dell'album dove si alternano slow tempo catturati dal combo di Lee Dorrian e furiosi contrasti dall'improvvisa accelerazione. Notevoli. Altro pezzo ricco di pathos è "Black Rooster", nel quale emergono trame delicatissime e ricche di armonia generate dal Farfisa di Nadin, vera deus ex machina delle intuizioni più azzardate della band. Il corteo funebre termina con l'invito di "Come With Us", vero canto delle sirene con fantasie progressive/avvelenate che attanagliano corpo e mente, distruggendo ogni possibilità di opposizione.
L'appennino tosco/emiliano si sta dimostrando pian piano la terra dove si alimentano maggiormente le volontà di rinnovamento della tradizione con gruppi come Gum, Caronte, ed ora Funeral Marmoori. Bisognerà tenere d'occhio questa zona se si vorrà descrivere in un futuro prossimo la mappa dell'occult rock italiano A.D. 2000.



Eugenio Di Giacomantonio

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