martedì 14 agosto 2012

New Review! BUEY - "Universe Bellowing" @ Perkele.it


Voto
01. To Tirzah
02. The Clod and the Pebble
03. Earth's Answer
04. Piping Down the Valleys Wild
05. A Poison Tree
06. Nurse's Song
07. Nostrils
08. The Tyger
09. Infant Sorrow
10. Not to See
11. London
12. On His Head a Crown

Self produced
2012
Website

BUEY - "Universe Bellowing"

I Buey sono un power trio che mescola le menti di Rodrigo Villagràn (chitarra e voce), Guido Mezzinari (basso e voce) e Jordi Molina (batteria) con un risultato dal sapore squisitamente mediterraneo. Le influenze italiane e spagnole si sentono e anche se i ragazzi guardano da vicino il Rancho de la Luna, comunque non dimenticano i sapori e i colori dell'adolescenza; di conseguenza, ascoltando il loro primo album autoprodotto "Universe Bellowing" si ha la piacevole sensazione di vedere un equilibrio dinamico tra i Queens of the Stone Age e il primo underground rock (Litfiba e Heroes del Silencio soprattutto). I primi 3 prezzi sono esemplari in quanto ad espressione desertica legata ad una sensibilità latina, nel canto, nelle melodie e negli arrangiamenti.
Le risposte date da "Earth's Answer" sono quelle di un amore genuino verso il songwriting di mr. Homme, senza limitare la propria devozione unicamente verso il plagio, ma affermando la propria identità con risvolti efficaci come in "Piping Down the Valleys Wild" dove si rimane in casa Palm Springs ma dalla parte degli Eagles of Death Metal. Altre volte viene toccato il registro più propriamente post metal ("Infant Sorrow") ma senza intralciare una vocazione sanguigna che celebra le canzoni come una corsa in dune buggy. La stessa operazione che fecero anni fa i mai dimenticati Mammoth Volume (o, per rimanere in ambito underground, i Joe Maple) che svolsero la materia cervellotica del rock verso una rilettura acida ed heavy psych con risultati eccezionali. In quanto a sfumature robot/circolari "Nostrils" è una vera goduria dove i fraseggi di chitarra di Rodrigo si scontrano frontalmente con la sezione ritmica alla maniera delle Desert Sessions della prima ora; "London" fa incontrare il riff a la Brant Bjork con un cantato prossimo al climax New Wave e sembra funzionare; "Not to See" vede Jordi alla voce ed è sfumatamente punk; "On His Head a Crown" chiude il disco con una indole riflessiva che evidenzia come i ragazzi abbiano amato anche il grunge di Seattle.
Bisogna puntare su gruppi come i Buey: dimostrano una passione sincera in quello che stanno facendo e una ricerca della soluzione meno scontata che va sicuramente premiata. Come nel caso dei testi che «appartengono al poeta e incisore William Blake» [cit.]. Chapeau!



Eugenio Di Giacomantonio

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