giovedì 5 aprile 2012

New Review @ Perkele.it


Voto
01. Bathtub Monologue
02. Bandwagon
03. Warrior
04. Shihong
05. Speeding Bullets
06. Orange Milagres
07. Saint Louis Casinò
08. Intro for Lovers in Flames
09. Silk Dance
10. Psycho Popular Shit
11. Letter from an Unknwon
12. Room 87

Self produced
2011
Website

MADKIN - "Perdone la molestia"

Due anime ben distinte animano il progetto chiamato Madkin. La prima vive nell'ipotalamo ed ha memoria della scena di Seattle, con tutte le sue varianti oltreconfine (Stone Temple Pilots); l'altra è situata nella ghiandola pineale, terzo occhio preveggente che guarda agli spazi desertici che circondano il Rancho de la Luna. Le due anime sono tenute insieme da Serena, vera e passionale riot girl che ha più di una onesta infatuazione per Courtney Love e un pezzo come "Bandwagon" sta a dimostrare come si può amare la vedova Kobain senza fargli il verso, ma rinnovando le coordinate: grande riff, elevato tasso energetico e chorus da manuale. Una probabile hit per le radio rock.
Ma anche altri elementi navigano nel mare di "Perdone la molestia" , primo album autoprodotto, come la bella coda al sapore Marlene di "Shihong", un tuffo nell'alternative italiano degli anni Novanta, e come "Speeding Bullets" che si abbevera del sacro fuoco Queens of the Stone Age degli splendori di "Songs for the Deaf". Tutto scorre via senza intoppi e la caratteristica che viene fuori riguarda la capacità del gruppo di inserire cose semplici e ben arrangiate in un contesto melodico raffinato. Non si hanno problemi a risolvere le composizioni in anthem orecchiabili, insomma, e tutto questo depone a loro favore.
"St. Louis Casno" fa il paio con "Letter from a Unknown" per riaggiornare il concetto della New Wave di Ottantiana memoria con una costruzione stratificata delle chitarre ritmiche; "Silk Dance" nasce nell' humus di PJ Harvey; "Orange Milagres" ha la stessa passionalità degli Smashing Punkins e "Intro for Lovers in Flames" sarebbe potuta benissimo stare all'interno di qualunque Desert Sessions. Il trittico finale abbassa di poco il ritmo ma solo per approfondire l'esplorazione della propria mappa sentimentale, senza essere mai languidi, né tantomeno patetici. Infine bisogna menzionare l'ottimo lavoro di registrazione e missaggio effettuato presso gli Snakes Studio che danno all'album un tono genuinamente internazionale.
Noi, dalla nostra, auguriamo ai ragazzi un sano tour oltreoceano quanto prima, in modo tale da far conoscere la loro proposta anche ad una platea non provinciale come quella italiana: cheers!



Eugenio Di Giacomantonio
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