martedì 17 gennaio 2012

Review on Perkele.it


Voto
01. Stoned Slave Song
02. Feel
03. Nowhere
04. To Repel Ghosts
05. Fitzcarraldo
06. The Way of the World
07. F* Eyes
08. Lenny

Viva! Records
2011
Website

TO REPEL GHOSTS - "To Repel Ghosts"

Deve essere uno che crede molto in questa faccenda del rock, il nostro Vincenzo, dato che si spende tanto nella provincia di Varese a creare situazioni, luoghi e personaggi per mantenere vivo l'interesse sulla materia. La Viva Records!, nomen omen, ci dice che c'è vita in provincia e licenzia come prima uscita la sua band, To Repel Ghosts, un gruppo dove si mescolano, a volte bene, altre volte con meno successo, una molteplicità di influenze che denotano una curiosità musicale piuttosto viva. E c'è anche una simpatica cover dei Flipper, "Way of the World", dalle tinte New Wave, che, per chi non li ricordasse piu, furono dei prime movers in California a mischiare punk e noise in maniera del tutto impensabile a quei tempi. E proprio da qui si può iniziare a capire le influenze della band per partire in un viaggio tra stoner, psichedelia soft, indie rock nazionale e una spolverata di zucchero post. Il dolce è servito.
"Stoned Slave Song" a dispetto del titolo grattuggia una chitarra noise della Figa di Marlene dentro un ritornello QOTSA: un buon inizio. "Feel" è il pezzo che piace di più: un rituale circolare per decantare la magia del sentire. Bello il lavoro delle due chitarre che elaborano riff molto incisivi e poi si lasciano andare nella successiva "Nowhere", quasi un anthem punk rock per ribadire una certa ferocia d'intenti. Altro piccolo gioiello è "To Repel Ghost" che fa venire in mente un gruppo da amare incondizionatamente, i Blonde Redhead. Si sente quel sapore arty della band, con in sottofondo una New York intellettuale e cervelloide che urla sul finire del secolo scorso la propria decadenza. Bisogna essere onesti: raramente capita di sentire qualcosa di così intimamente vicino a quei primi Blonde Redhead. La cosa commuove. Proprio qui la band potrà cercare più sapientemente la propria identità e lasciare fuori tutte le altre stronzate superflue. Chi vivrà vedrà.
"Fitzcarraldo" è una piacevole parentesi con voce campionata che si diluisce nel pezzo dei Flipper e converge nel finale di "F* Eyes", una goduria motorpsycho che guarda verso la West Coast, e "Lenny", stessa natura entertainment di "Fitzcarraldo".
From Est to West, il viaggio è compiuto. Abbiamo visto di tutto: scenari desertici e traffici metropolitani. Furia industriale e bellezze paesaggistiche. Ora, da qui, si può rimanere ad osservare la famme fatale in copertina che scivola dentro l'azzurro del mare e buttarcisi dentro con lei, oppure fare il percorso indietro. A voi la scelta.


Eugenio Di Giacomantonio

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