sabato 7 gennaio 2012

Review on Perkele.it!


Voto
01. Goddam
02. Southern Cross
03. Tattooed Killer
04. Cruel
05. Kill the Monster
06. Burn
07. Against All Odds
08. Gimme a Break
09. Bloody Blue

Self produced
2011
Website

HELLIGATORS - "Against All Odds"

Nati nella capitale nel 2008, gli Helligators escono allo scoperto con il primo full lenght "Against All Odds" nel 2011 e sono subito mazzate sui denti. Whiskey, anfetamine, bettole di periferia. Sludge e metal. Pantera e Sourvein. La produzione è eccellente. I suoni sono potenti e precisi, merito della produzione di Luciano Chessa del Moon Voice Recording Studio di L'Aquila. Affini alla scena romana doom, i ragazzi mostrano molte affinità con Doomraiser, Camion, IV Luna e Black Land anche se si riconoscono elementi di songwritng vicini alla lezione delle band protodoom del Maryland: Iron Man, Wretched e Unorthodx su tutti, e questo sicuramente è un bel sentire.
Una breve intro strumentale di "Goddam" (!) mostra il cuore southern che pulsa dietro alla coltre metallica. "Southern Cross" ribadisce questo mood con un mid tempo degno delle paludi di New Orleans e si procede sulla stessa scia con "Tattooed Killer", storia di amanti, all'inferno, tra sogni, tatuaggi e relazioni pericolose. Epicamente doom è la partenza di "Cruel" che deraglia poco dopo nella muscolosita' dei Down; densa come piombo tooliano è la bellissima "Kill the Monster", sorta di racconto in prima persona del cantante Hellvis che, abbandonando le sciabolate growl ci offre la migliore prestazione dell'intero disco. Un riff stoner introduce "Burn" un pezzo che dal vivo potrebbe non farvi tornare più a casa: immaginate i Clutch partiti per un viaggio spaziale verso la nebulosa grunge e sarete vicini a fluttuare per sempre senza deriva. Fantastico. Il finale col la title track, "Gimme a Break" e "Bloody Blue" ribadisce il concetto che il merito dei nostri è soprattutto quello di stemperare la parte heavy e grezza della faccenda in un manto melodico e spirituale: il notturno tra grilli e pianoforte è la giusta sintesi per chiudere un disco bello ed affascinante.
L'Italia post stoner sta crescendo. Merito anche di gruppi come gli Helligators che reinventano la materia con gli elementi propri del southern e del doom. Unico consiglio da dare è quello di emanciparsi da certe affinità con i gruppi citati ed esplorare il proprio carattere creativo. Ma la stoffa c'è e si sente. Offrite loro un whiskey alla fine del concerto: noterete una genuinità rara di questi tempi e una vera passione in quello che fanno. From South, from Hell to Helligators!



Eugenio Di Giacomantonio

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